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Quanto è messo male l’e-commerce italiano

Abbiamo misurato 1.263 domini di negozi online italiani e analizzato 89 siti pagina per pagina. Nessuna stima, nessun campione comprato: solo controlli automatici su dati pubblici, ripetibili da chiunque. Il risultato è questo.

Scheda dello studio
Edizione 2026/1
Rilevazione07/09/2026
Domini analizzati per la posta1.263
Siti analizzati per l’accessibilità89 su 105
Strumentiaxe-core 4.13, interrogazioni DNS
RegoleWCAG 2.2 AA, SPF, DKIM, DMARC, MTA-STS
Aziende nominatenessuna
I conteggi automatici sono un minimo verificabile, non un totale: rilevano circa un terzo dei problemi di accessibilità.

I due numeri che contano

84,2%

dei negozi misurati può essere impersonato via email. Chiunque può mandare ai loro clienti una fattura falsa che arriva con il loro dominio nel mittente, e nessun server la ferma.

1 su 89

è il numero di siti che passa una verifica di accessibilità senza un solo errore. Gli altri 88 hanno da 1 a 1.509 elementi non conformi.

Come li abbiamo misurati

Il metodo conta più del risultato, perché senza metodo il risultato non vale niente. Abbiamo pubblicato il nostro per intero.

Quando07/09/2026
Che cosaDomini di e-commerce italiani raccolti da elenchi pubblici di negozi online.
PostaInterrogazione dei record DNS pubblici SPF, DKIM, DMARC e MTA-STS. Nessun invio, nessun tentativo di accesso.
Accessibilitàaxe-core sulle regole WCAG 2.2 livello AA, da 3 a 5 pagine pubbliche per sito, una pagina al secondo, user agent dichiarato.
Che cosa non abbiamo fattoNessun accesso a zone riservate, nessun aggiramento di protezioni, nessuna raccolta di dati personali dei visitatori.
Limiti dichiaratiSu 105 siti avviati, 16 hanno bloccato l’analisi automatica e sono esclusi dai conteggi invece di essere stimati. I controlli automatici trovano circa un terzo dei problemi di accessibilità: le cifre qui sotto sono un minimo, non un totale. Il DKIM si rileva provando i selettori più diffusi, quindi un dominio con un selettore insolito può risultare senza DKIM pur avendolo.
NomiNessuna azienda è nominata, né qui né altrove. I dati restano aggregati.

Posta: 84,2% dei domini si può falsificare

Il DMARC è il record che dice ai server di posta cosa fare quando arriva un’email che dichiara il vostro dominio ma non viene da voi. Senza, o con la politica a none, la risposta è: consegnala lo stesso.

PoliticaDominiCosa comportaEsito
Nessun record DMARC245 19,4%Chiunque può scrivere a nome del dominioIRREGOLARE
DMARC p=none818 64,8%Il record c’è ma non chiede di bloccare nullaIRREGOLARE
DMARC p=quarantine124 9,8%La posta falsa finisce nello spamDA MISURARE
DMARC p=reject76 6%La posta falsa viene rifiutataREGOLARE

Il punteggio medio sui tre record è 52 su 100. Altri tre numeri che dicono la stessa cosa da angoli diversi: 116 domini (9,2%) non hanno nemmeno SPF, 546 (43,2%) non hanno una firma DKIM rilevabile, e 828 su 1.263 chiudono l’SPF con ~all, che significa "segnala ma consegna" invece di "rifiuta".

C’è anche un effetto che si sente subito in cassa. Google e Yahoo dal febbraio 2024, e Microsoft dal maggio 2025, chiedono autenticazione a chi invia in volume e trattano con sospetto la posta non autenticata. Le conferme d’ordine e le newsletter di questi negozi finiscono nello spam senza che nessuno glielo dica.

Vuoi sapere com’è messo il tuo? Controllalo adesso, in pochi secondi, oppure fallo da solo con la guida in cinque minuti.

Accessibilita: 9.214 elementi non conformi su 89 siti

Media di 104 per sito e 36 per pagina, mediana 69. La mediana più bassa della media dice che il problema non è concentrato in pochi casi estremi: è diffuso, e qualche sito lo porta all’eccesso.

Quanti errori per sito

Elementi non conformiSiti
01 1,1%
1-108 9%
11-5026 29,2%
51-10018 20,2%
101-50035 39,3%
oltre 5001 1,1%

Per piattaforma

PiattaformaSitiMedia errori
Magento58102
Shopify2189
WooCommerce4133
PrestaShop3148

Numeri troppo piccoli per dire che una piattaforma sia migliore di un’altra. Dicono che il tema e le personalizzazioni contano più della piattaforma.

Le cinque cause più frequenti

RegolaSiti in cui è la prima causaChe cosa significa
color-contrast45 50,6%Testo o comandi con contrasto insufficiente
target-size11 12,4%Bersagli da toccare troppo piccoli o troppo vicini
link-name8 9%Collegamenti senza un nome leggibile
image-alt5 5,6%Immagini senza alternativa testuale
listitem3 3,4%Elenchi costruiti male

Il contrasto insufficiente è la prima causa in un sito su due. È anche il difetto più economico da correggere, perché di solito è una manciata di valori di colore in un foglio di stile.

Un ultimo dato che vale la pena guardare due volte: 43 siti su 89 (48,3%) pubblicano una dichiarazione di accessibilità. Quasi metà dichiara di essere accessibile, e uno solo lo è davvero secondo i controlli automatici.

Cosa deve dire una dichiarazione fatta bene, e come controllare prima di scriverla: la guida.

Perché adesso

La direttiva europea 2019/882, in Italia il decreto legislativo 82/2022, si applica dal 28 giugno 2025 ai servizi venduti ai consumatori, e-commerce compreso. Le sanzioni vanno da 5.000 a 40.000 euro. Sono escluse le microimprese, cioè sotto i 10 addetti e sotto i 2 milioni di fatturato. Dall’11 marzo 2026 AgID ha aperto una piattaforma pubblica dove chiunque può segnalare un sito non accessibile.

Detto piano: fino a ieri il rischio era teorico perché non c’era un modo semplice di segnalare. Adesso c’è, e basta un cliente scontento.

Il vostro sito com’è messo

Lo stesso controllo che abbiamo fatto su questi 1.263 domini lo facciamo sul vostro e vi mandiamo il risultato, gratis e senza impegno. Non compriamo liste e non scriviamo a chi non ce lo chiede: la misura parte quando ce la chiedete voi.

Chiedi la misura del tuo sito

Questo studio non nomina nessuna azienda e non è un parere legale. I dati aggregati sono liberamente citabili indicando la fonte.